giovedì 29 marzo 2012

caro antichissimo moroso


Caro antichissimo moroso,
sono passati mesi dall'ultima volta che ti ho scritto, ma tu non ti sei mai fatto sentire.
Poco fa ho tentato di fotografare dei leprotti, ma la mia macchina non ha lo zoom, e questi, come da cliché, sono scappati. Non ho fatto a tempo a posare il piede nel campo che mi hanno guardata per un istante e se la sono data a gambe.
La scorsa settimana sono stata in un monastero, molto affollato e sereno. Ti ho pensato, a volte, ma francamente senza nostalgia; sembri così lontano da qua: mi sento come su un'isola tropicale mentre scruto l'orizzonte – so che c'è terra da qualche parte laggiù in fondo ma non è possibile vederla quindi mentre rivolgo là gli occhi non cerco nulla, se non qualcosa che è già sull'isola, un ricordo. Qualcosa che non c'è e non manca e non è importante che ci sia. Guardo la terraferma ma non la vedo, lei non vede me; tutti e due esistiamo ma gravitiamo attorno a orbite separate.
Su quest'isola, come ti dicevo, ci sono i leprotti. C'è una macchina fotografica, senza zoom, e un po' più in là c'è un monastero ben frequentato. È su un promontorio a sud, mentre sulla sponda ovest c'è l'unico paese delle vicinanze (meno ben frequentato, ma a me piace molto).
Da poco nella casetta in cui vivo ho deciso di seminare un orticello perché c'è carestia, sono parecchio incapace però e non so se avrò di che sopravvivere nei mesi a venire; mi rallegro della primavera che col clima temperato promette meno fatica nel vivere (speriamo che sia di parola!).
I pirati si aggirano spesso attorno all'isola, ultimamente, e io non è che proprio li tema, ma certo non ne sono felice, mi sento minacciata, più di una volta ne ho subito i danni; eppure il loro circolare confuso e aggressivo ha portato qualche novità: la macchina fotografica senza zoom, per esempio, l'ho scovata grazie ai loro traffici. Bel guadagno – dirai tu. Basta rivoltare le situazioni per ottenere qualcosa di bene dai guani della vita, e questa macchinetta mi tiene a galla, pur nella sua baracconaggine.
Se un giorno verrai a trovarmi, te la mostrerò.
Ora chiudo il diario di bordo, si sta facendo buio ed io devo correre nella torretta dove dormo – te ne parlerò più in là.

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